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Radiologia

Pagina Ambulatorio

Informazioni generali

La radiologia medica è la branca della medicina che si occupa della produzione e dell’interpretazione a fini diagnostici o terapeutici di immagini radiologiche. È detta anche radiologia diagnostica o radiodiagnostica. Questi termini sono di fatto equivalenti e derivano dal principio base per l’ottenimento delle immagini radiologiche, ovvero l’utilizzo di radiazioni ionizzanti.

Si eseguono:

  • RX
  • RISONANZA MAGNETICA 1,5 Tesla
  • TAC spirale
  • ECOGRAFIA
  • MAMMOGRAFIA
  • COLONSCOPIA VIRTUALE
  • DENSITOMETRIA D.E.X.A.
  • VIDEOFLUOROGRAFIA

Chiama il 0923 27 11 3 | Email info@multimedicatrapanese.it

Servizi dell'ambulatorio

La Radiologia domiciliare è un servizio offerto da Multimedica Trapanese che, attraverso l’ausilio di apparecchiature dedicate, consente di espletare indagini diagnostiche direttamente presso il domicilio del paziente. Il servizio è attivo in tutto il territorio delle provincie di Trapani e Palermo.

I Tecnici di Radiologia raggiungono il domicilio del paziente, eseguono la prestazione ed, in tempo reale, tramite il sistema di telemedicina, rendono disponibile l’immagine al medico prescrivente e al medico radiologo. Entro 24h l’indagine viene refertata.

Qualsiasi tipologia di paziente può usufruire di questo servizio diagnostico. Il servizio risulta particolarmente vantaggioso in presenza di pazienti per i quali la mobilitazione può risultare rischiosa e/o difficoltosa (pazienti allettati, immunodepressi, con deficit psicofisici, geriatrici, traumatizzati, neonati, oncologici etc…).

Quali sono i vantaggi?

  • Sanitario: Nessun rischio correlato al trasporto e all’ospedalizzazione (contagio, traumi e stress psicofisici, movimentazioni dolorose);
  • Economico: Nessun costo relativo al trasporto in ambulanza e/o correlato alla perdita di giornate di lavoro per chi si prende cura del paziente.
  • Relazionale ed umano: Riduzione dello stress in carico al paziente che potrà essere assistito in un contesto a lui familiare;
  • Sociale: riduzione dei costi sostenuti dal SSN, relativi alla mobilitazione dei pazienti.
  • Logistico: Immediata disponibilità dei radiogrammi che vengono forniti al paziente tramite supporto ottico (CD,DVD) e resi disponibili al medico prescrivente attraverso il portale informatizzato.

Multimedica Trapanese esegue a domicilio:

  • Rx su qualsiasi segmento scheletrico
  • Rx Addome
  • Rx Torace
  • Ecografia Addominale
  • Ecodoppler vascolare
  • Ecografia muscolo-scheletrica
  • Ecografia tiroidea

Per maggiori informazioni mettiti in contatto con il nostro centralino

La videofluorografia esofagea è un esame radiologico dinamico che consente di registrare in maniera digitale gli atti deglutitori e quindi di offrire la possibilità di rivalutare attentamente e singolarmente le varie fasi della deglutizione che normalmente si svolge in un secondo. Si ha pertanto un’accurata valutazione sia della motilità esofagea che di una eventuale presenza di ernia jatale da scivolamento o di reflusso gastro-esofageo.

E’ un esame non invasivo e pertanto ben tollerato dai pazienti, facilmente eseguibile e della durata di esecuzione di pochi minuti. Viene eseguito con l’osservanza delle normali regole di radioprotezione e fornisce al paziente una minima esposizione radiologica.

L’esame consente, inoltre, di valutare la motilità esofagea e la posizione del giunto gastro-esofageo, rendendosi complementare alla gastroscopia sia per lo studio dell’esofago che per la valutazione di una eventuale presenza di ernia jatale.

L’esame videofluorografico permette di identificare le tecniche di riabilitazione più utili allo scopo di migliorare l’efficienza della deglutizione e di ridurre il rischio di aspirazione. Il test consente di eseguire una correlazione precisa tra eventi pressori (contrazioni esofagee) ed effettiva propagazione del bolo radio-opaco dalla cavità orale al faringe, all’esofago e, attraverso il cardias, allo stomaco.

Può essere eseguito con boli di varie dimensioni e natura (liquidi o solidi). E’ quindi indicato nello studio di pazienti affetti da disfagia oro-faringea e da patologie coinvolgenti le prime fasi della deglutizione (faringiti croniche non altrimenti specificate, malattie neurologiche, muscolari, accidenti cerebrovascolari, etc.), e di pazienti con disturbi dispeptici.
Ogni esame viene modificato ed adattato in relazione allo specifico quesito diagnostico, alle condizioni del paziente, al rischio di aspirazione del mezzo di contrasto, alla presenza o meno del riflesso della tosse.

Il paziente (che deve presentarsi all’esame digiuno) viene invitato a deglutire un bicchiere contenente una soluzione liquida maritata (mezzo di contrasto) che verniciando le superfici con cui viene a contatto le rende visibili nel corso dell’indagine radiologica.

La videofluorografia esofagea è pressoché indispensabile nello studio della patologia da reflusso gastro-esofageo. Viene anche utilizzata nei controli post-chirurgici dei pazienti sottoposti ad intervento per ernia jatale.

Il water siphon test è la fase finale della videofluorografia: il paziente viene invitato a sdraiarsi su di un fianco ed a succhiare attraverso una cannuccia un bicchiere d’acqua. Questo piccolo espediente permette di visualizzare perfettamente, quando presente, il reflusso gastro-esofageo.

Presso Multimedica Trapanese si effettuano ecografie nelle seguenti aree:

  • Tiroidea/Collo
  • Mammaria
  • Addominale
  • Muscolo tendinea
  • Parti molli
  • Endocavitaria
  • Ginecologica
  • Testicolare

L’ Ecografia domiciliare è un servizio offerto da Multimedica Trapanese che, attraverso l’ausilio di apparecchiature dedicate, consente di espletare indagini diagnostiche direttamente presso il domicilio del paziente.

Si effettuano ecografie nelle seguenti aree:

  • Tiroidea/Collo
  • Mammaria
  • Addominale
  • Muscolo tendinea
  • Parti molli
  • Testicolare

La mammografia è l’esame radiologico della mammella eseguito attraverso un’apparecchiatura dedicata (mammografo) capace di evidenziare chiaramente ed in tutta la sua estensione la struttura della ghiandola mammaria per la ricerca di tumori, cisti ed altre patologie.

La mammografia quindi è l’esame fondamentale per lo studio della mammella, essendo superiore per affidabilità e ricchezza di informazioni ad ogni altra diagnostica strumentale.
La sua affidabilità diagnostica si aggira sul 90% ed aumenta fino al 95% se associata all’esame clinico.

Rischio da mammografia

Il rischio oncogeno legato all’ irradiazione mammaria su cui si è esagerato in passato, è praticamente inesistente con l’uso delle apparecchiature più moderne.

Anche per la stessa mammografia periodica di screening ripetuta per parecchi anni si è calcolato un rischio oncogeno assai limitato e certamente inferiore ai vantaggi ipotizzati in termini di diagnosi precoce.

Comunque, volendo ben chiarire il problema del rischio cancerogenetico da radiazioni ionizzanti, bisogna ricordare che esso è in relazione a:

  • Età della paziente: tutti gli studi epidemiologici hanno dimostrato una minore radiosensibilità della mammella dopo i 30 anni.
  • Entità della dose assorbita: attualmente le dosi necessarie per ottenere una buona mammografia sono circa 30 volte inferiori e quelle erogate nelle prime mammografie più di 30 anni fa.

Le dosi attuali medie sono di 0,125 Rad per radiogramma a metà spessore di una mammella compressa dello spessore di 5-6 cm (dose cute: 0,3 Rad per esposizione). In queste condizioni anche la dose di irradiazione alle ovaie è insignificante.

L’eventuale rischio da mammografia va correlato comunque con i benefici derivanti dall’applicazione della stessa, cioè con l’anticipo diagnostico e quindi la riduzione della mortalità.

Si può quindi concludere che oggi, con le moderne apparecchiature, una donna può sottoporsi a tutte le mammografie di cui ha bisogno senza timori, basti pensare che chi trascorre alcuni giorni in montagna assorbe una dose di radiazione naturali superiore a quella dovuta alla mammografia.

Tempo D’esame

La mammografia va eseguita possibilmente nella prima fase del ciclo mestruale, prima dell’ovulazione, prima cioè che l’accumulo di acqua nei tessuti mammari diventi tale da ridurre il già scarso contrasto naturale e quindi la capacità di percezione di piccoli particolari e la corretta analisi dei loro contorni.

Indicazioni dalla mammografia

Presenza di:

  • Nodulo
  • Addensamento
  • Retrazione cutanea
  • Deformazione della mammella
  • Ispessimento o arrossamenti localizzati
  • Deviazione del capezzolo
  • Mastodinia
  • Seni troppo densi o voluminosi e quindi clinicamente mal esplorabili
  • Presenza di linfonodi ascellari monolaterali patologici
  • Presenza di metastasi ossee di origine ignota

Da ricordare che non esiste l’urgenza in mammografia e soprattutto non costituiscono motivo d’urgenza:

  • la mastodinia (dolore e/o tensione mammaria), specie se premestruale
  • la MFC (mastopatia fibrocistica): circa il 50% delle donne in età fertile presentano il quadro clinico della MFC; numerosi studi autoptici su mammelle che in vita non presentavano segni clinici di malattia hanno evidenziato fino nel 90% dei casi quadri anatomo-patologici tipici della MFC.

Durante un esame mammografico vengono eseguiti due radiogrammi per lato (cranio-caudale ed obliqua-esterna) in modo da evidenziare chiaramente e in tutta la sua estensione la struttura della ghiandola mammaria.

In generale la mammografia non è indicata, a meno che non vi siano elementi clinici di sospetto, nelle donne molto giovani, fino ai 30 anni circa, perché:

  • la mammella risulta spesso radiologicamente densa e quindi mal analizzabile
  • per la maggiore radiosensibilità delle mammelle
  • perché l’incidenza statistica delle neoplasie maligne è estremamente bassa fino a tale età

In tali pazienti l’indagine di prima istanza deve essere l’ecografia e la mammografia deve essere successivamente riservata ai casi dubbi.

La colonscopia virtuale è una metodica radiologica non invasiva che consente di studiare la parete del colon simulando la colonscopia tradizionale. In pratica si tratta di una procedura endoscopica condotta al computer utilizzando immagini acquisite attraverso una TAC multistrato di ultima generazione.

Essendo una simulazione computerizzata, a differenza della colonscopia tradizionale, la colonscopia virtuale viene condotta senza l’introduzione nel colon di sonde. La metodica non è pertanto invasiva, ma la superficie mucosa del colon viene evidenziata come in una animazione grafica, identica a quella di un film realizzato al computer. Per questo motivo non è possibile eseguire procedure come prelievi istologici o mucosi o ancora compiere una polipectomia. Si possono però evidenziare le irregolarità della superficie (come nel caso di polipi o tumori), buchi di parete (come nel caso di diverticoli), stenosi e ostruzioni del lume.

L’obiettivo fondamentale della colonscopia virtuale è quindi il riconoscimento, con modalità minimamente invasiva, della patologia organica del colon, quali polipi e tumori, in quanto essi, sporgendo all’interno del lume, determinano una circoscritta alterazione del profilo dell’organo che viene riconosciuto alla visione endoscopica simulata.

Come viene eseguito l’esame?

Il paziente viene fatto accomodare sul lettino della sala TC. Attraverso il retto viene introdotta una sonda rettale di piccole dimensioni. Mediante insufflazione viene immessa aria dentro il retto-colon. Utilizzando una bassa dose radiante, grazie ad un tomografo multistrato di ultima generazione, vengono quindi effettuate due scansioni, a respiro trattenuto, della durata media di 10-15 secondi ciascuna, sia in posizione supina che prona. L’utilizzo di entrambi i decubiti consente di ottenere un differente posizionamento dell’aria nei vari segmenti intestinali, una ridistribuzione nelle sedi declivi del contenuto fluido e la mobilizzazione di eventuali residui fecali solidi. La somministrazione di mezzo di contrasto endovenoso viene impiegata solo nei casi in cui venga richiesta una valutazione preoperatoria (stadiazione) di tumori del colon retto già diagnosticati. L’esame termina con la rimozione della sonda rettale previo svuotamento del colon dal suo contenuto gassoso.

Provoca dolore?

No. L’esame è ben tollerato, perché l’aria vengono insufflate rispettando la tolleranza del paziente; quindi appena avverte dolore o tensione addominale si interrompe l’insufflazione. Per meglio distendere il colon si può utilizzare un farmaco miorilassante (il Buscopan).

Che cosa deve fare il paziente?

Effettuare una adeguata pulizia intestinale.
Si ottiene con una dieta priva di scorie e con l’assunzione di lassativi in una soluzione acquosa. Con gli schemi attuali si consiglia di assumere circa 2 litri di acqua il giorno antecedente l’esame. La scansione TAC ha una durata di pochissimi secondi e le radiazioni ionizzanti somministrate al paziente sono in quantità notevolmente inferiore rispetto ad un esame TAC dell’addome standard e anche di un clisma a doppio contrasto, perché vengono utilizzati protocolli definiti a bassa dose.

Si possono vedere anche gli organi addominali?

Sì. Poiché è eseguito con una apparecchiatura TC, unicamente all’esame eseguito possono essere studiati tutti gli organi addominali (fegato, pancreas, reni, vescica, ecc.) identificare eventuali patologie ed alterazioni strutturali.

Quali sono le controindicazioni all’esame?

Tutti i casi di aumentato rischio di perforazione.

Quali sono le indicazioni?

  • Screening del carcinoma colorettale nei soggetti asintomatici di età superiore a 50 anni
  • Dopo una colonscopia tradizionale incompleta
  • Nei casi di intolleranza alla colonscopia tradizionale
  • Aumentato rischio di complicanze alla colonscopia tradizionale
  • Alterazioni dell’alvo
  • Malattia diverticolare

Cosa consente di identificare?

  • I tumori del colon
  • I polipi
  • I diverticoli
  • La presenza di un colon tortuoso (dolicocolon) o anomalie anatomiche di vario genere
  • Altre patologie addominali.

Raccomandazioni

L’esame di colonscopia virtuale ha sostituito completamente il clisma a doppio contrasto, perché presenta una più elevata accuratezza diagnostica, maggiore tollerabilità per il paziente e minor dose di radiazioni.

L’osteoporosi è una condizione caratterizzata dalla progressiva diminuzione della massa ossea e del deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo: questa patologia porta ad una maggiore fragilità ossea ed al conseguente aumento del rischio di fratture che si verificano soprattutto nelle zone del polso, delle vertebre e dell’anca.

La mineralometria ossea computerizzata (M.O.C.) consente di diagnosticare le malattie in cui vi è una riduzione della densità minerale ossea come l’osteoporosi permettendo di fare diagnosi precoce prima che avvengano le fratture. L’osteoporosi è infatti spesso definita “malattia silenziosa” poiché la perdita di massa ossea è quasi sempre asintomatica.

Molte donne possono non accorgersi di avere l’osteoporosi finché non si verifica una frattura ossea.

Vi sono vari tipi di apparecchiature utilizzabili (DEXA, TAC-Qct, ultrasuoni, ecc…), ma secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) la metodica in atto più affidabile e con cui si può fare diagnosi e classificazione dell’osteoporosi è la MOC DEXA, poiché fornisce ottima accuratezza e precisione con piccolissime dosi di Raggi X. Mentre i migliori siti di studio del corpo umano per la diagnosi ed il controllo nel tempo dopo terapia sono la MOC DEXA colonna lombare e la MOC DEXA femorale.

Che cos’è la DEXA

DEXA è l’acronimo di “Dual Energy X-ray Absorptiometry”, in italiano “assorbimetria dei raggi x a doppia energia”.

Si basa sul principio dell’attenuazione differenziata di un fascio di raggi X, a due livelli energetici nell’attraversare i vari tessuti del corpo umano. Questa attenuazione infatti è registrabile ed è correlata alla composizione corporea del soggetto esaminato.

L’apparecchio utilizza un piccolissimo fascio di raggi X con assenza di dispersione nell’ambiente.

La dose di radiazione per singolo esame è irrilevante (1 mRem). Non ci sono quindi rischi sia per il paziente che per l’operatore ed è possibile ripetere l’esame a breve distanza di tempo.

Il suo predominante utilizzo è dedicato alla determinazione della densità ossea ma ha anche altre applicazioni come ad esempio la misurazione in peso ed in percentuale della massa magra e della massa grassa nei differenti distretti corporei: viene disegnata cioè una mappatura delle zone di accumulo di grasso nel corpo e quantificato il loro peso in grammi.

L’esame DEXA permette di quantificare un danno sul tessuto osseo e di monitorizzare nel tempo gli effetti di una eventuale terapia.

Gli esami eseguibili dalla MOC DEXA sono:

  • Polso
  • Anca
  • Anca destra e sinistra (con comparazione)
  • Rachide lombare
  • Rachide dorsale
  • Rachide dorso-lombare
  • Total body
  • Morfometria del rachide dorso-lombare (misurazione dell’altezza dei corpi vertebrali per l’evidenziazione di eventuali collassi o crolli sia da osteoporosi che da trauma).

L’esame standard densitometrico eseguito presso il nostro centro comprende:

  • Studio del rachide lombare
  • Studio dell’anca destra e dell’anca sinistra con comparazione dei valori densitometrici
  • Morfometria del rachide dorsale e lombo-sacrale (misurazione delle vertebre più soggette a crollo o a fratture da osteoporosi).

E’ opportuno eseguire l’esame DEXA nei seguenti casi:

  • Menopausa
  • Menopausa precoce (anche chirurgica)
  • Amenorrea
  • Malassorbimento intestinale
  • Segni radiografici di osteopenia o deformità vertebrali
  • Insufficienza renale
  • Diabete mellito
  • Iperparatiroidismo
  • Morbo di Cushing
  • Disordini endocrini
  • Thalassemia
  • Dieta ipocalcica
  • Assunzione di farmaci osteopenizzanti
  • Terapia chemioterapia e/o radioterapia
  • Artrite reumatoide
  • Celiachia
  • Cardiopatie
  • Malattie polmonari croniche ostruttive
  • Leucemie
  • Tumori cerebrali ed altri tumori solidi
  • Distrofia muscolare
  • Osteoporosi localizzata dopo frattura o osteomielite
  • Il “runner” o comunque chi fa intensa attività sportiva (uomini e donne), che ha frequenti infortuni da stress senza causa chiara, soprattutto se fra i propri genitori o nonni esistono casi di osteoporosi.

In tutte le patologie accanto descritte l’esame DEXA permette di quantificare il danno sul tessuto osseo e di monitorizzare nel tempo gli effetti di una eventuale terapia (calcio, vitamina D, etc..).

Per le caratteristiche del turnover osseo l’esame andrebbe effettuato all’inizio e ripetuto nel tempo per valutarne l’evoluzione. Le variazioni del contenuto minerale osseo si realizzano piuttosto lentamente.

In generale il controllo in caso di osteopenia ed osteoporosi va ripetuto ogni 12 mesi.

DEXA WHOLE BODY:

Non solo osteoporosi

LA MISURAZIONE DELLA COMPOSIZIONE CORPOREA

L’analisi di composizione corporea consente di misurare esattamente la massa grassa (tessuti adiposi), la massa magra (muscoli, organi e liquidi) e la massa ossea su tutto il corpo e contemporaneamente, permette di individuarne la distribuzione su alcune regioni di interesse, quali addome, glutei, arti inferiori ed arti superiori.

Questo tipo di misurazione va oltre i tradizionali metodi di misura (indice di massa corpore, impedenziometria, etc..).

Garantisce infatti precisione ed accuratezza tali da da porre lo specialista nella condizione di stabilire eventuali diete, terapie e training personalizzati e soprattutto di verificarne l’efficacia nel tempo.

L’analisi di composizione corporea risulta dunque un valido ausilio clinico per la valutazione ed il trattamento di patologie quali obesità, anomalie dello sviluppo, ipertiroidismo primitivo e secondario, anoressia, disturbi alimentari, sarcopenia, celiachia, fibrosi cistica, disfunzioni renali croniche, distrofia muscolare oltre che per il monitoraggio di diete, allenamenti sportivi e riabilitazione.

Grazie alla valutazione della composizione corporea, i pazienti sanno immediatamente quali rischi corrono e possono seguire l’evoluzione dei trattamenti cui vengono sottoposti.

DIAGNOSI ED INTERPRETAZIONE DEI DATI DENSITOMETRICI

L’esame densitometrico DEXA (ma anche se eseguito con altre apparecchiature) utilizza per la determinazione della quantità di tessuto osseo due parametri fondamentali: il T-score e lo Z-score.

Il T-score viene definito come la differenza fra i valori del paziente ed il valore medio di una popolazione di riferimento giovane e sana, dello stesso sesso e del medesimo gruppo etnico del paziente stesso. Per “giovane” si intende l’età di “picco di massa ossea”, generalmente a 20 anni (l’età in cui il tessuto osseo raggiunge il maggior sviluppo).

La differenza viene espressa come un valore di deviazioni standard, che dipendono dai parametri misurati e dalle variazioni biologiche.

Lo Z-score indica il rapporto tra la densità minerale ossea del paziente esaminato espressa in Deviazioni Standard (DS) e la densità minerale ossea della media delle persone della stessa età (del paziente esaminato).

In pratica, uno studio clinico permette di disegnare una curva di riferimento che rappresenta la media dei valori misurati sulla base dell’età in una popolazione sana.

Le curve di riferimento visualizzano il valore di densità ossea (BMD) in rapporto all’età e vengono fornite, in base al sesso del paziente, separatamente per le vertebre L1, L2, L3 e L4, per il collo femorale, il triangolo di Ward, il trocantere, la regione intertrocanterica, il terzo ed il decimo distale dell’avambraccio, il Total Body. Queste permettono di valutare visivamente con immediatezza i valori di T-score e di Z-score.

I CRITERI DIAGNOSTICI stabiliti e riconosciuti dall’OMS (organizzazione modiale della sanità) fissano come:

  • NORMALITÀ: T-SCORE pari o superiore a 1 DS
  • OSTEOPENIA: T-SCORE compreso tra -1 e -2,5 DS
  • OSTEOPOROSI: T-SCORE compreso tra -2,5 e -3,5 DS
  • OSTEOPOROSI SEVERA: T-SCORE compreso tra -3,5 e -4,5 DS (alto rischio di fratture vertebrali anche spontanee).

Presso Multimedica Trapanese si effettuano ecografie nelle seguenti aree:

  • T.S.A. (tronchi sovraortici)
  • Addominale
  • Arterie Renali
  • Arti Inferiori (venoso e/o arterioso)
  • Vasi spermatici e penieni

Radiografia e Raggi X

I raggi X, sono stati scoperti dal fisico tedesco Konrad Wilhelm Roentgen nel lontano 1895, che ne ha dimostrato l’esistenza mediante un radiogramma della mano della consorte.

Attraversando la materia, producono ioni: entità molecolari elettricamente cariche. In pratica, quando un atomo (o una molecola o un gruppo di atomi legati tra loro) cede o acquista uno o più elettroni si trasforma in uno ione. I raggi X perciò sono definiti radiazioni ionizzanti. Queste radiazioni dissociano le molecole e, se queste appartengono a cellule di organismi viventi, producono lesioni cellulari. Per questa loro proprietà, i raggi X sono usati nella terapia di alcuni tipi di tumori.

In diagnostica medica servono per ottenere radiografie, ossia “fotografie” degli organi interni, rese possibili dal fatto che i diversi tessuti del corpo umano li assorbono più o meno intensamente a seconda della loro composizione. Quindi, quando attraversano la materia, i raggi X subiscono un’attenuazione tanto maggiore quanto più sono elevati lo spessore ed il peso specifico del materiale attraversato, entrambi dipendenti dal numero atomico (Z) del materiale stesso.

Raggi X e Medicina

I raggi X sono una forma di energia radiante come le onde radio o la luce. A differenza della luce, i raggi X possono però penetrare nel corpo umano permettendo al medico radiologo di ottenere le immagini delle strutture interne che poi verranno visionate mediante pellicola radiografica o direttamente su monitor TV o computer. Gli esami radiografici giocano un ruolo importante per la formulazione da parte del medico di una corretta diagnosi. In alcuni casi i raggi X vengono utilizzati nell’esecuzione di procedure terapeutiche o durante manovre di piccola chirurgia come il posizionamento di strumenti medicali nell’organismo.

LA MISURAZIONE DELLA DOSE RADIANTE

L’unità di misura della dose radiante, comunemente detta dose effettiva, è il millisievert (mSv). Ogni tessuto od organo ha una sua specifica sensibilità all’esposizione ai raggi X, che dipende anche dal tipo di esame radiologico. La dose effettiva permette di quantificare il rischio connesso all’esposizione radiante e di confrontarlo in funzione delle sorgenti radiogene, delle radiazioni naturali (come la radiazione di fondo terrestre) e delle diverse procedure mediche.

Ognuno di noi quotidianamente è infatti esposto alle radiazioni provenienti da sorgenti naturali quali minerali radioattivi e radiazioni cosmiche provenienti dallo spazio. Questa radiazione naturale “di fondo” varia da luogo a luogo del pianeta; ad esempio la media della dose effettiva che un cittadino italiano può ricevere in un anno è di circa 3 mSv. Ma questo valore può salire di anche 1,5 mSv per anno per persone che vivono in montagna. Anche un semplice volo aereo determina un aumento di dose pari, per esempio per una trasvolata oceanica, a circa 0,03 mSv.

Come ogni atto medico, anche i raggi X servono quando vengono utilizzati con prudenza e cognizione di causa. Il medico radiologo ed i tecnici di radiologia sono stati istruiti affinché utilizzino il quantitativo minimo di radiazioni necessario per l’ottenimento del migliore esame.

La decisione di far eseguire un esame radiologico è solo medica e si basa sulla consapevolezza dell’utilità dell’esame per la salute del paziente, rispetto ai rischi potenziali dovuti all’irradiamento. Se per esami a bassa dose radiante (quali una semplice radiografia del torace) la decisione è abbastanza semplice, bisogna prestare più attenzione agli esami radiologici che contemplano l’utilizzo di una più alta dose radiante quali ad esempio la TC. In tali casi il radiologo deve prendere in considerazione la storia radiologica del paziente e considerare la sua possibile pregressa esposizione a sorgenti radiogene per prendere una decisione informata.

Gli attuali standard di radioprotezione e le conseguenti pratiche radiologiche sono basati sulla premessa che qualunque dose di radiazione, non importa quanto piccola, può avere effetti negativi sulla salute.

I soggetti di sesso femminile sono a maggior rischio rispetto alla popolazione maschile e i bambini molto più a rischio degli adulti perché hanno cellule in divisione rapida ed una maggiore aspettativa di vita al momento dell’esposizione. Per una stessa esposizione radiologica, il bambino di 1 anno ha una probabilità 10-15 volte maggiore rispetto all’adulto di 50 anni di sviluppare una neoplasia.

La tabella sottostante mette a confronto la dose di radiazione ed i rischi di alcuni comuni esami radiologici.

IL PROBLEMA DELLA GRAVIDANZA

Così come una donna in gravidanza nel caso di assunzione di farmaci deve prestare molta attenzione a quelli potenzialmente rischiosi per lo sviluppo del feto, anche nel sottoporsi ad esami radiologici il feto corre i medesimi rischi.

È quindi di fondamentale importanza che la paziente in stato gravidico informi il proprio medico di base ed il medico radiologo o di medicina nucleare del suo stato prima che venga prescritto od eseguita un’indagine radiologica addominale o pelvica che utilizzi raggi X o se deve sottoporsi ad un’indagine di medicina nucleare. Nel caso vi fosse la necessità di eseguire a tali pazienti esami radiografici della testa, del torace o degli arti, vengono prese le opportune precauzioni per assicurarsi che il bambino non sia direttamente esposto.

Qualora vi fossa la necessità di dover eseguire un esame dell’addome o della pelvi in una paziente gravida, il medico può prescrivere un differente tipo di esame. A seguito di un esame eseguito in medicina nucleare le donne che sono in fase di allattamento devono prendere un’altra precauzione, sospendendo per un breve periodo l’allattamento.

LA DOSE RADIANTE NELLE PROCEDURE INTERVENTISTICHE

Il rischio di sviluppare neoplasie a seguito di una procedura interventistica eseguita usando raggi X è relativamente bassa specie se rapportata al fatto che molte volte tali procedure sono interventi salvavita e quindi i rischi associati all’utilizzo di raggi X assumono un rilievo secondario. In rari casi alcuni pazienti hanno presentato danni cutanei a seguito di tali procedure, specie se l’intervento a cui erano stati sottoposti era risultato difficile e di lunga durata. Poiché i rischi di tali complicazioni dipendono da circostanze individuali, il medico deve discutere di tali possibilità con il paziente.

Presso Multimedica Trapanese si effettuano T.C. Cone Beam 3D nelle seguenti aree:

  • Dentascan (arcata dentaria superiore ed inferiore)
  • Seni paranasali
  • Massiccio facciale
  • ATM (art. temporo-mandibolare con studio dinamico)
  • Orecchio (rocche e mastoidi)

La TAC volumetrica Cone Beam 3D è un tomografo computerizzato a bassissima dose che utilizzando una emissione pulsata di raggi X riesce a ridurre l’assorbimento da parte dei tessuti molli del corpo umano: in una scansione di 20 secondi, l’esposizione totale è limitata a circa 3,5 secondi, con una dose stimata di soli 0,035-0,10 mS; dose che equivale pressoché a quella di 1-2 ortopantomografie tradizionali, considerevolmente ridotta rispetto alla TC spirale, superiore di circa 200-300 volte (il 98% in meno).

POSIZIONAMENTO

L’esame TC Cone Beam 3D viene eseguito in posizione del paziente seduta.
Nessun impatto psicologico, soprattutto per le persone che soffrono di claustrofobia.

IL POST-PROCESSING

Una volta acquisite le immagini della zona di studio il i nostri professionisti procedono direttamente alla ricostruzione 2D e 3D dei dati, generando immagini che includono i formati MIP e MPR (viste standard, panoramiche, parassiali, coronali, sagittali, etc.).

Questa fase si riveste di particolare importanza perché proprio da queste ultime immagini si arriva alla diagnosi, specie per il “DENTASCAN” ovvero lo studio delle arcate dentarie (eseguito utilizzando i parametri “RadMedica”).

A fianco e sopra si può osservare una ricostruzione di un’arcata dentaria inferiore (panorex) dove sono evidenziati i decorsi dei canali mandibolari destro e sinistro. Le sezioni di spessore delle immagini partono da mm 1 (uno).

PROTOCOLLO DENTASCAN

Le immagini vengono rielaborate, salvate (anche sul CD/DVD) e stampate in scala 1:1 (parassiali e panorex) con la possibilità, offerta al professionista che riceve il lavoro finale, di rivisualizzare le immagini dal DVD o di creare nuovi punti di vista utilizzando il software di visualizzazione.

Esami eseguibili con la TC cone beam 3D

  • Arcata dentaria superiore
  • Arcata dentaria inferiore
  • Studio dei seni paranasali (massiccio facciale)
  • Orecchio
  • Articolazione temporo-mandibolare (ATM)
  • Rachide cervicale (studio morfometrico)

ALTISSIMA QUALITÀ

Gli esami TC cone beam 3D sono eseguiti utilizzando altissimi standard qualitativi.

Acquisizione e post-processing (rielaborazione) sono affidati a personale altamente qualificato e di esperienza nel campo ortodontico grazie alla stretta collaborazione che il nostro centro svolge con uno dei più grandi marchi della radiologia odontoiatrica italiana: la RadMedica di Roma.

PLANNING IMPLANTARE

Il Professionista Implantologo che riceve l’esame stampato e masterizzato su CD/DVD può continuare l’elaborazione delle immagini sino anche a simulare il posizionamento di impianto sul sito di interesse.

Grande importanza infatti ha la TC cone beam 3D in questo settore poiché ci permette di dare informazioni qualitative e quantitative (spessore, consistenza, resistenza, ect.) dell’osso alveolare. Il professionista cioè, valutando attentamente l’esame radiologico da noi prodotto, è in grado di poter decidere tranquillamente e senza “sorprese” l’impianto più idoneo per il proprio paziente.

La TAC (tomografia assiale computerizzata) è una tecnica diagnostica che utilizza le radiazioni ionizzanti (raggi “X”) per ottenere immagini particolarmente dettagliate di aree specifiche dell’organismo.

Durante una TAC la radiazione elettromagnetica attraversa il paziente e viene captata dai detettori (piccole camere di ionizzazione). Si ottiene così un segnale elettrico che, dopo essere stato elaborato da complicatissimi algoritmi, fornisce immagini dettagliate del corpo. Nel caso si renda necessario, tali immagini possono essere ulteriormente ricostruite e rielaborate in modelli tridimensionali o su piani diversi da quello dell’acquisizione (sezioni sagittali, coronali, ecc.).

Per poter ricavare informazioni dettagliate di specifiche aree dell’organismo è necessario radiografare la sezione da più angoli. Il fascio di raggi X viene così proiettato seguendo in successione numerose traiettorie diverse.

Per questo motivo l’aggettivo “assiale”, riferito alla proiezione del fascio lungo l’omonimo piano, così come avveniva nei primi prototipi, è inappropriato perché obsoleto. Oggi proprio in virtù della trasversalità delle scansioni non si parla più di TAC (tomografia assiale computerizzata) ma di TC (tomografia computerizzata).

L’apparecchiatura è composta da una unità di scansione chiamata gantry, da un generatore, dal lettino del paziente, da un elaboratore elettronico, da una console di comando dove vengono visualizzate le immagini ed, infine, da un sistema di registrazione dei dati acquisiti.

Negli ultimi anni le apparecchiature si sono notevolmente evolute e hanno dato origini a nuove varianti come la TAC spirale e la TAC multistrato (attrezzatura in dotazione presso il nostro centro). Quest’ultima, in particolare, permette l’acquisizione veloce di immagini piuttosto nitide e poco sensibili ai movimenti cardiaci e respiratori: il lettino non si muove più solamente tra una scansione e l’altra ma si trova in movimento continuo consentendo contemporaneamente una notevole riduzione di dose irradiata al paziente e un’altissima qualità delle immagini.

Grazie a questa tecnica il corpo umano viene virtualmente “affettato” in molti strati sub-millimetrici (fino a 160 al secondo) che, rielaborati dal calcolatore, forniscono immagini tridimensionali e indicazioni sulla funzionalità della struttura anatomica esaminata.

La TAC è particolarmente utile:

  • nello studio delle strutture scheletriche anche se, per le piccole articolazioni (spalla, gomito, polso, mani, ginocchio, piede) è preferibile utilizzare la risonanza magnetica. L’utilizzo della TAC diviene indispensabile per analizzare le fratture o i loro esiti (per valutare, ad esempio, la posizione dei frammenti di frattura);
  • per visualizzare gli effetti dei traumi cranici con particolare attenzione alla presenza di eventuali emorragie (anche non traumatiche come episodi aneurismatici ed ischemici);
  • in campo oncologico nella valutazione di tutti i distretti corporei anche di quelli difficili da indagare come i vasi sanguigni, i bronchi, le strutture interne del cuore ed il colon (la cosiddetta colonscopia virtuale può essere utilizzata in sostituzione della colonscopia tradizionale).

La TAC con mezzo di contrasto

I mezzi di contrasto sono sostanze che, introdotte nell’organismo (le vie di somministrazione possono essere svariate), assorbono più o meno intensamente i raggi X rispetto ai tessuti ed i parenchimi contrastandoli artificialmente. Grazie a questi mezzi di contrasto è possibile ottenere immagini particolareggiate di lumi intestinali, dei circoli arteriosi e venosi, dei reni e delle vie escretrici, ecc., oltre che ad identificare morfologia e natura di specifiche neoformazioni. Prima di ogni indagine contrastografica per via endovenosa o endoarteriosa, è necessario uno studio clinico e funzionale (vedi elenco esami preliminari più basso) del paziente al fine di evidenziare eventuali stati morbosi che costituiscono controindicazione all’indagine radiologica.

Esecuzione dell’esame

  • Elettrocardiogramma (ECG) e visita cardiologica
  • Transaminasi
  • RX Torace
  • Glicemia
  • Emocromo
  • Azotemia
  • Elettroforesi delle sieroproteine con tracciato
  • Creatininemia
  • Elettroliti plasmatici
  • Esame completo delle urine
  • Bilirubinemia
  • Proteinuria di Bence Jones

Salvo alcuni casi, come la colonscopia virtuale o TC con mezzi di contrasto, non sono necessarie particolari preparazioni all’esame.
Il paziente viene fatto accomodare nello spogliatoio e invitato a togliere i vestiti dalla zona del corpo da indagare. Il soggetto dovrà inoltre aver cura di rimuovere eventuali oggetti di metallo che potrebbero interferire con i risultati dell’esame (cinture, anelli, orologi ecc.). Una volta pronto il paziente viene fatto accomodare sul lettino nella posizione richiesta dall’esame.

Proprio come succede per una normale fotografia durante la TAC i movimenti del corpo vanno ridotti al minimo per evitare di ottenere immagini sfuocate. Il paziente riceverà comunque opportune indicazioni dal tecnico radiologo, come l’invito a trattenere il respiro per un piccolo intervallo di tempo.

Esami preliminari richiesti per la T.A.C. con mezzo di contrasto e l’urografia endovenosa

Pericoli e svantaggi della TAC

I raggi X proiettati dall’apparecchiatura durante l’esame non sono dolorosi.
Se viene eseguita una TAC con mezzo di contrasto somministrato endovena subito dopo l’iniezione può comparire una leggera sensazione di bruciore locale, una vampata di calore e un sapore metallico in bocca. Si tratta di sensazioni comuni che normalmente durano soltanto pochi secondi. Il mezzo di contrasto non è infatti nocivo e solo in rari casi può scatenare reazioni allergiche. Pur essendo comunque bassissimo, tale rischio è più concreto se il paziente soffre di asma, allergie o altre condizioni patologiche come diabete e problemi cardiaci o tiroidei.

L’unico problema è rappresentato dalle radiazioni ionizzanti che, pur essendo somministrate a dosi molto basse, sono nocive per l’organismo. Durante una gravidanza certa o sospetta è molto importante comunicare la propria condizione al medico che potrà eventualmente decidere di posticipare l’esame o scegliere un’indagine diagnostica alternativa.
Per lo stesso motivo, quando è possibile, si cerca di adottare altri strumenti diagnostici che non richiedano l’utilizzo di radiazioni ionizzanti come l’ecografia o la risonanza magnetica. Ricordiamo infine che, a differenza di quest’ultima, la TAC può essere eseguita anche in presenza di pacemaker o defibrillatori interni.

Esami preliminari per l’esecuzione della TAC con mezzo di contrasto

In ottemperanza alle circolari n. 81 del 9.9.75 e n. 64 del 28.9.75 del Ministero della Sanità, prima di ogni indagine contrastografica per via endovenosa o endoarteriosa, è necessario uno studio clinico e funzionale del paziente al fine di evidenziare eventuali stati morbosi (come paraproteinemia di Waldestrom, mieloma multiplo, insufficienza epatica o renale grave, ipertensione o grave Diabete Mellito), che costituiscono controindicazione dell’indagine radiologica.

E’ necessario pertanto eseguire, prima dell’esame TC con m.d.c., i seguenti esami:

  • Rx torace (in due proiezioni: PA e LL)
  • Visita cardiologica ed elettrocardiogramma
  • Analisi delle urine
  • Analisi del sangue con: emocromo, fosfatasi alcalina e bilirubinemia, creatininemia, azotemia, glicemia, elettroforesi delle sieroproteine con tracciato, Gamma GT, GOT, GPT, proteinuria di Bence Jones (ricerca della proteina di B.J.).

Il giorno dell’esame il paziente dovrà inoltre:

  • Portare gli esami preliminari richiesti.
  • Portare in visione eventuali esami precedenti inerenti alla TAC da eseguire (Ecografie, Risonanza Magnetica, TAC, Radiografie, cartella clinica, ecc.).
  • Osservare il digiuno assoluto nelle 6 ore precedenti l’esame.
  • L’esecuzione dell’esame potrà modificarsi dopo l’orario indicato sulla prenotazione per permettere lo svolgimento di procedure quali: accettazione e/o pagamento ticket, valutazione di esami emato-chimici, eventuale somministrazione di acqua o altro mezzo di contrasto per bocca , valutazione di eventuali precedenti.

La risonanza magnetica è un esame diagnostico che permette di visualizzare l’interno del nostro corpo senza effettuare operazioni chirurgiche o somministrare pericolose radiazioni ionizzanti.

Ideata e messa a punto intorno al 1980, la risonanza magnetica ha subìto nel corso degli anni un costante processo di evoluzione tecnologica. Oggi, grazie alla sua estrema precisione diagnostica e all’assenza quasi totale di effetti collaterali, si è conquistata un ruolo di primaria importanza nella diagnosi di numerosissime malattie.

Particolarmente utile nell’ottenere immagini dettagliate del cervello e della colonna vertebrale, riesce a fornire perfette informazioni anche in campo traumatologico, oncologico, ortopedico, cardiologico e gastroenterologico.

Come Funziona

Il principio di funzionamento della risonanza magnetica è estremamente complesso e si basa sul comportamento che assumono alcuni protoni degli atomi di idrogeno nel momento in cui sono immersi dentro un campo magnetico (il corpo umano è costituito dal 75% circa di acqua – H2O – quindi di un cospicuo numero di atomi di idrogeno).

Semplificando al massimo il concetto possiamo paragonare i nuclei atomici a tanti piccoli magneti. Un po’ come succede per l’ago di una bussola, in presenza di un campo magnetico esterno queste minuscole particelle tendono a disporsi lungo una direzione preferenziale. Se a questo punto vengono emesse delle onde radio i nuclei subiscono delle temporanee variazioni di posizione. Durante questa fase transitoria gli atomi emettono dei segnali captabili da un rilevatore elettronico, che li trasmette ad un potente computer dove verranno analizzati ed elaborati.

Per questo motivo la risonanza magnetica utilizza un magnete ed un generatore di onde radio di frequenza pari a 42 megahertz, che corrisponde al numero di giri che i protoni dell’atomo di idrogeno compiono su se stessi in un secondo. L’idrogeno è stato scelto sia per le sue proprietà fisiche, sia per la sua abbondanza all’interno dell’organismo umano. Dato che non tutti i nuclei atomici impiegano lo stesso tempo a ritornare nella posizione iniziale, analizzando questo periodo è possibile ricreare una mappa tridimensionale delle strutture anatomiche interne, evidenziandone anche lo stato di idratazione.

Fattori di rischio ed Effetti collaterali

La risonanza magnetica è un’indagine sicura e del tutto innocua per l’organismo umano. L’assenza di radiazioni ionizzanti la rende particolarmente adatta anche per la ripetizione di esami a breve distanza di tempo.
A causa del campo magnetico generato dall’apparecchiatura non possono sottoporsi all’esame persone a cui sono stati applicati apparecchi metallici interni, come pace-maker, protesi metalliche (denti, occhi, ossa ecc.) e clips vascolari. Grazie ai progressi della tecnologia ormai da diversi anni gran parte dei metalli utilizzati per uso medico è compatibile con la risonanza magnetica.

Preparazione all’esame

La risonanza magnetica solitamente non richiede il digiuno o l’osservanza di diete particolari, per cui il paziente è completamente libero di alimentarsi secondo le proprie preferenze.
Prima dell’esame il soggetto è invitato a togliersi qualsiasi oggetto o indumento contenente parti metalliche (borse, gioielli, cinture, portafoglio, scarpe ecc.). Insieme al medico o al personale addetto verrà compilato un questionario per accertarsi che non vi siano controindicazioni all’esame.

ESAMI PRELIMINARI RICHIESTI PER R.M.N. CON MEZZO DI CONTRASTO

  • Azotemia
  • Creatinemia
  • Clearance della creatinina (raccolta urine 24 ore)
  • Elettroforesi delle sieroproteine

Esecuzione della Risonanza Magnetica

Dopo aver tolto qualsiasi oggetto o indumento contenente metallo, il paziente viene fatto distendere sopra un lettino che scorrerà fino a posizionarsi tra i poli del magnete. Nei macchinari tradizionali la forma stessa dell’apparecchiatura potrebbe creare problemi a chi soffre di claustrofobia. Oggi sono tuttavia a disposizione anche macchinari più moderni, dove il problema non si pone.

Durante l’esame al paziente non è richiesta alcuna forma di collaborazione, se non quella di rilassarsi e di avvertire il personale tramite appositi strumenti in caso di malessere. Le apparecchiature sono infatti dotate di altoparlanti e di microfoni per comunicare con il medico o con il personale addetto. A protezione dei rumori piuttosto forti e secchi, dovuti all’emissione delle onde radio, vengono anche forniti degli appositi auricolari su richiesta.
La durata media dell’esame è generalmente compresa tra i venti ed i trenta minuti.

I mezzi di contrasto

Per migliorare la qualità delle immagini e rendere più sicura la diagnosi, il medico o lo specialista inviante può decidere di utilizzare del gadolinio, un mezzo di contrasto generalmente privo di effetti collaterali.
I mezzi di contrasto per risonanza magnetica attualmente utilizzati sono prodotti estremamente sicuri che occasionalmente però possono provocare reazioni indesiderate quali:

REAZIONI COMUNI

  • 1 caso su 100 pazienti – DI LIEVE ENTITA’: Vampate di calore, starnuti, nausea, vomito, orticaria circoscritta. Questi sintomi in genere non richiedono alcuna terapia medica e si risolvono rapidamente.

REAZIONI RARE

  • 1 caso su 10.000 pazienti – SEVERE: Orticaria diffusa, difficoltà respiratorie, irregolarità del battito cardiaco, convulsioni o perdita di conoscenza. Queste reazioni richiedono di solito una terapia medica.

REAZIONI MOLTO RARE

  • da 1 caso su 100.000 a 1 caso su 1.000.000 di pazienti: In casi estremamente rari e solo in pazienti affetti da insufficienza renale grave o sottoposti a dialisi è stata segnalata la fibrosi sistemica nefrogenica che interessa soprattutto gli arti con possibilità di inabilità permamente.

REAZIONI ECCEZIONALI

    • 1 caso su 5.000.000 di pazienti – RISCHIO DI MORTE Assai raramente, come succede per molti farmaci, i mezzi di contrasto possono causare il decesso.

N.B.: E’ interessante sapere, per avere una percezione più concreta dei valori di rischio, che la possibilità di morte a seguito di incidente stradale è di 1 caso su 10.000.

IL PAZIENTE HA IL DOVERE DI SEGNALARE

fattori di rischio per reazioni anafilattoidi come: precedenti reazioni al mezzo di contrasto, asma bronchiale, allergie importanti ed accertate.

Esami preliminari per l’esecuzione della RMN con mezzo di contrasto
prima di qualsiasi indagine contrastografica per via endovenosa o endoarteriosa, è necessario uno studio clinico e funzionale del paziente al fine di evidenziare eventuali stati morbosi che costituiscono controindicazione dell’indagine radiologica.

E’ necessario pertanto eseguire prima dell’esame RMN con m.d.c. i seguenti esami:

      • Azotemia
      • Creatininemia
      • Clearance della creatinina
      • Elettroforesi delle sieroproteine con tracciato.

Il giorno dell’esame il paziente dovrà inoltre:

    • Portare gli esami preliminari richiesti.

    • Portare in visione eventuali esami precedenti inerenti alla RMN da eseguire (Ecografie, Risonanza Magnetica, TAC, Radiografie, cartella clinica, eccetera).
    • Osservare il digiuno assoluto nelle 6 ore precedenti l’esame.
    • L’esecuzione dell’esame potrà modificarsi dopo l’orario indicato sulla prenotazione per permettere lo svolgimento di procedure quali: accettazione e/o pagamento ticket, valutazione di esami emato-chimici, valutazione di eventuali precedenti, ecc..

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